Vi lascio qua degli esercizi che ho fatto 2 anni fa nella materia di Ecologia Applicata della Laurea di Scienze Ambientali della Università degli Studi di Trieste (Italia).
Il primo paese in sostenibilità è l’Islanda perchè l’energia prodotta provviene da fonti rinovabili e perchè ha un buon controllo dei gas serra. Italia si trova al posto numero 18. (per l'anno 2010)
1.Inquinamento
atmosferico e piogge acide: cause, ed effetti.
L’inquinamento atmosferico
è composto per i VOC, l’ozono troposferico, smog, particolato, ossidi di zolfo
e azoto...
Questi ultimi composti (gli
ossidi) derivano dalla combustione e formano le pioggie acide.
CAUSE DELLE PIOGGIE
ACIDE
Gli ossidi di azoto si
formano quando l’aria, che ne ha ossigeno e azoto si brucia, dunque sempre che
c’è una reazione di combustione otteniamo questi ossidi, ma anche per i gas che
emettono i rifiutti organici in processo di decomposizione.
Gli ossidi di zolfo invece si
devono alla combustione di composti che contengono zolfo; il 85% di questi
ossidi di zolfo si formano con la combustione di fuel che si fa per ottenere
energia, l’8% per processi industriali ed il 7% per i trasporti.
C’è anche una piccola parte
di emmissioni naturali.
Le piogge acide si formano
quando questi ossidi si combinano con l’acqua atmosferica in due modi: quando
questa cade in forma di pioggia (washout) oppure quando è in forma di vapore
(rainout), creando acidi e dunque rendendo quest’acqua di pioggia più acida che
le piogge normale.
pH pioggie normale: 5,65
pH pioggie acide: 5-2
La maggior parte delle
pioggie acide è dovuta agli ossidi di zolfo (67%) e quelle pioggie acide per
ossidi di azoto sono meno pericolose perchè i composti azotati possono essere
assorbiti per le piante.
-Reazioni dei composti di
zolfo:
SO+1/2 O2=SO2+SO3
SO+H2O=H2SO2
SO2+H2O=H2SO3
SO3+H2O=H2SO4
-Reazione principale dei
composti di azoto:
2NO2+H2O=HNO2+HNO3
-Un problema importante
delle pioggie acide è che non cadono dove si formano perchè le nuvole “acide”
si spostano migliaia di kilometri.
EFFETTI
-Danni agli
edifici,boschi,coltivi,suoli, ecosistemi acquatici (danni più evidenti che
negli ecosistemi terrestri perchè le calize del suolo hanno effetto buffer e
perchè gli organismi acquatici sono più sensibili alle variazioni di pH)...
Ecosistemi acquatici:
-diminuzione del numero di pesci (conseguenze nella
pesca ed il turismo)
-rischio di estinzione per alcune specie perchè non
si riproducono(stress)
-morte di anfibi e nascita con deformazioni
-le conchiglie dei moluschi si distrugono e dunque essi
muoino
-le piante muoiono e siccome sono la basse della
catena trofica questa diventa gravemente
alterata
Ecosistemi terrestri:
-danni ai tronchi, alle foglie (perdita degli oli
protettori), alle membrane interne(perdita
nutrienti) dei vegetali
-inibizione della reproduzione cellulare
-riduzione dei nutrienti del suolo perchè i metalli
in ambienti acidi si combinano con i nutrienti
e le piante non possono assorbire questi composti
-perdita delle foreste (ricchi in specie)
-problemi con l’industria del legno
-diminuzione del turismo
-problemi nei coltivi
-gli ervibori hanno all’interno molti metalli
procedenti delle piante (pericolo anche per gli
umani che li mangiano-bioaccumulo)
-le uova degli animali hanno le parete fine perchè mangiano
insetti che hanno molto Aluminio
Problemi per l’uomo:
-danni agli edifizi
-diminuisce l’effetto buffer del suolo e dunque gli
acidi corrodono le tubature e aumenta
la concentrazione dei metalli nelle acque per consumo (bucche ed acque sotterranee).
-problemi di salute per i metalli che si trovano
nelle acque
2.Il concetto di impronta ecologica e come
quantificarla. Conosci altri indicatori di sostenibilità?
MODELLO PER
È un indicatore di
sostenibilità che relaziona altri indicatori di Presione, Stato e Risposta.
la presione: è quella che il sistema sociale e le sue
attività fanno sul sistema naturale (emmissioni,rifiuti) come conseguenza dei
processi di produzione e consumo. Si possono divvidire in: uso eccesivo delle
risorse naturali, cambi nel uso del suolo ed emmissioni nell’aria, acqua e
terra.
lo stato: è il sistema naturale (componenti
chimici,fisici e biologici e le loro condizioni).
le risposte: sono quelle risposte sociali (politici)
derivati per fermare le presioni sul sistema naturale. Le risposte possono
ostentare a qualsiasi parte della catena (anche nel modello DPSIR).
È stato sviluppato
dall’OCSE
Questo modello è stato
molto diffuso perchè si adatta agli elementi a tener conto per prendere
decisioni, marca i limiti della sostenibilità politica e pubblica in riguardo
ai problemi ambientali ed anche può definire gli stati del sistema e prevedere
i comportamenti futuri.
Con questo modello si hanno
disegnato gli indicatori sviluppati per l’Eurostat, gli indicatori di Nazione
Unite per lo Sviluppo Sostenibile...
Ma questo modello si dice
che sia molto lineale perchè fa catene causali trai problemi concreti però non
determina le relazioni tra questi problemi.
MODELLO DPSIR
È una versione del PER che
include altri due elementi,le forze direttrici (D) e gli impatti (I).
Forze direttrice:sono le neccesità primarie (luogo dove
vivere,cibo,acqua) e dopo anche le secondarie (mobilità,divertimento,cultura).
Per il settore industriale
le forze direttrice sarebbero per esempio producere il massimo con il minimo
costo.
Nel contesto macroeconomico
le forze direttrice sono divvise in settori economici: agricoltura,
energia,industria,trasporti,costruzione...) ed ogniuno ha le sue forze
direttrice.
Impatti: sono i cambi che si producono nello stato
chimico,fisico o biologico dello stato naturale. Questi impatti influiscono
negli ecosistemi, nella salute umana, nell’economia...
È stato preso dall’Agenzia
Europea dell’ambiente.
Prima di tutto si raccoglie
l’informazione sui tutti gli elementi della catena DPSIR e si relazionano tra
di loro.
Attraverso questo modello è
possibile misurare l’efficacia delle risposte.
IMPRONTA ECOLOGICA
È un indicatore ambientale,
un indice di sostenibilità ecologica. È uno dei più applicati.
Si definisce come “l’area
di terra produttiva o di ecosistema acquatico (biosfera) neccessario per
produrre tutte le risorse naturali (materiali,energia,ossigeno,acqua e
biodiversità) di cui ha bisogno una popolazione definita e per metabolizzare tutti
i rifiuti prodotti per essa”.
Nasce dell’idea di capacità
portante perchè se le necessità del sistema sono superiori a quelle che la
biofera può darci, il sistema diventa insostenibile.
È importante per
consapevolizzare sull’impatto delle nostre attività alla gente e quindi per ridurlo.
I territori di cui l’uomo ha bisogno sono:
-territori per l’absorzione
di CO2 (foreste principalmete)
-territori per coltivi
-per allevamenti
-foreste
-territori di uso
diretto(aree construite/occupate per l’uomo)
-territorio maritimo
produttivo (piataforma continentale)
-territorio per la
conservazione della diversità(territorio intatto per mantenere la diversità)
Si fa una tabella nella
qualle si relaziona ogni terreno alle neccessità produttive per ottenere così
impronte ecologiche parziali per dopo sumarli ed ottenere il valore totale.
Il consumo e la
produttività si misurano quindi in ettari (ha).
Dopo fare il calcolo si può
definire un sistema produttivo come sostenibile ecologicamente se esiste l’area
di biosfera della quale ha bisogno per soddisfare le sue neccessità o
insostenibile se non esiste.
Molto spesso si calcola
l’impronta ecologica pro capite a secondo dei paesi.
Impronta ecologica a secondo dei paesi,2003
Questo indice di
sostenibilità ha alcuni problemi perchè:
-considera l’inquinamento
del CO2 come l’unica forma d’inquinamento
-non considera le scorie
radioattive
etc...
L’impronta ecologica (dati
di 2006) è di 2,2 ettari globali pro capite, e quella italiana 4,2 ettari.
La differenza tra capacità
di carico e impronta ecologica è il deficit ecologico (quando la diferenza è
negativa) e biocapacità residua (quando è positiva).
I paesi in via di sviluppo
generalmente hanno biocapacità residua.
In Italia abbiamo un
deficit ecologico di 2,9 ettari per persona. Cioè siccome la disponibilità
ecologica nazionale è di 1,4 ettari pro capite, ci serve il doppio di
territorio per soddisfare i nostri livelli di consumo e di produzione di scarti.
A livello mondiale il
deficit ecologico è di 0,5 ettari; come la disponibilità ecologica è di 1,8
ettari, ci servirebbe più si un pianeta per mantenere i livelli di consumo
attuale.
ALTRI INDICATORI DI
SOSTENIBILITÀ
Indice di benessere economico sostenibile (ISEW)
Introduce modificazioni nel
PIL per introdurre l’economia non registrata per il mercato come i lavori
domestici ed anche include i danni e benefici causati all’ambiente.
Anche se valorare questi
fenomeni e un po complicato.
Indice di sostenibilità ambientale (EPI)
È una misura del progresso
verso uno sviluppo sostenibile.
Se è alto indica che gli
obbiettivi per lo sviluppo sostenibile si raggiungono.
È stato progettato per
integrare gli obiettivi ambientali delle Nazione Unite.
-La sostenibilità è
rappresentata come funzione di:
-lo stato dei sistemi
ambientali:terra,aria,acqua,ecosistemi
-livelli d’inquinamento e
utilizzo delle risorse negli ecosistemi (consumo e produzione di energia,
emmissioni di gas serra, importazioni, pecentuale di specie a rischio sul
totale, percentuale delle risorse idriche uilizzate sul totale, la percentuale
di energia rinovabile consumata...)
-capacità sociale per
adattarsi ai cambi e di rispondere ad essi
etc...
Questo indice permette di
fare una comparazione internazionale e permette anche di:
-identificare i risultati
delle politiche ambientali
-identificare le migliore
prattiche disponibili
-investigare le relazione
ambientali ed economiche
Così questo indice dimostra
che non c’è una relazione chiara tra la crescita economica di un paese e la sua
sostenibilità ambientale e perciò dimostra che è neccesario l’utilizzo d’indicatori
per prendere decisioni politiche, economiche e sociali non solo a secondo degli
indicatori economici come il PIL.
Il primo paese in sostenibilità è l’Islanda perchè l’energia prodotta provviene da fonti rinovabili e perchè ha un buon controllo dei gas serra. Italia si trova al posto numero 18. (per l'anno 2010)
3.Il ruolo della vegetazione nel bilancio ecologico
della biosfera
Le foreste occupano 1/3 della
supeficie terrestre emmersa e contribuiscono alla produzione della biosfera
(40%). Perciò la sua conservazione e quindi la preservazione degli equilibri
dei diversi ecosistemi è molto importante.
Le foreste sono fonti di
risorse per l’uomo (legname e medicine), sono fonte di rifugio per la flora e
la fauna (diversità), regolano il clima (assorbono CO2, evapotraspirano,
assorbono gran parte della radiazione solare), controlano il deflusso
superficiale delle acque (evitano l’erosione), regolano il ciclo di nutrienti,
sono la fonte principale di medicine ed hanno un valore paessagistico,
culturale e storico.
Le principali azioni che
contribuiscono alla deforestazione sono: l’industria del legname, quella della carta, i
coltivi ed allevamenti e le attività turistiche(costruzione di piste da sci,
complessi residenziali...), gli incendi, le pioggie acide...
RUOLO DELLE FORESTE
NELLA BIOSFERA
-assorbono il CO2 ed anche il carbonio (nel legno e nel suolo) riducendo
l’effetto serra
Numerosi studi dicono che
la quantità di CO2 prodotta dalla foresta viene reassorbita,
all’uguale che quella di ossigeno.
E quindi la deforestazione
fa aumentare la concentrazione de CO2 nell’atmosfera e se avviene
per un incendio lo fa di più (perchè si rilascia anche CO2,
particolato ed altri gas serra). All’aumentare la quantità di CO2 l’effeto
serra serà aumentato e quindi la temperatura globale.
-regolano il ciclo dell’acqua,
dei nutrienti e della materia
La vegetazione rilascia
acqua in forma di vapore attraverso l’evapotraspirazione, se c’è meno foresta
c’è anche una riduzione delle precipitazioni e quindi una riduzione d’acqua nel
suolo.
E quindi si produce un
cambiamento del clima globale e della distribuzione della vegetazione.
La riduzione dell’evapotraspirazione
contribuisce inoltre all’aumento della temperatura a livello del suolo.
Negli incendi, i composti
idrofobici possono migrare in profondità e costruire un orizonte impermeabile per
l’acqua dunque il ciclo dell’acqua è afflitto.
Quando questi terreni si
coltivano si raccoglie materia organica (si prende quella che è nel suolo) e
quindi si interrompe il suo ciclo.
I nutrienti sono
trasportati per dilavamento quando manca la copertura forestale.
-variazioni climatiche
La deforestazione
contribuisce al aumento dei fenomeni
estremi meno prevedibili e con maggior frequenza: onde di caldo, cicloni
tropicali, spostamento dell’anticiclone delle Azore (diminuzione delle pioggie
nelle zone tropicali), uragani, aumento di epoche secche con un periodo unico
di forte pioggie...questo succede perchè il gradiente di temperatura tra il mare
e la terra aumenta e quindi il flusso dell’aria delle zone più fredde a quelle più
calde che sarà più forte.
Aumenterà anche l’effetto
albedo nelle zone deforestate con una diminuzione quindi dell’evapotraspirazione
e con un cambiamento della circolazione atmosferica generale.
-il suolo diventa meno
fertile, si erosiona, desertificazione...
Quando non c’è vegetazione
l’acqua delle pioggie trascina i materiali del suolo erosionandolo (dove le
condizione sono secche conduce alla desertificazione) e dilavando i nutrienti
difficoltando così la crescita di una nuova foresta; accumulando questi
sedimenti e nutrienti nei fiumi con importante conseguenze ecologiche per i
loro ecosistemi.
Le zone deforestate sono
poco fertili e se lo scoppo della deforestazione è i coltivi, dopo due anni non
si può coltivare più perchè il suolo diventa esterile (conseguenza economica).
Quando si coltivano piante non
adatte a le condizione ambientale di questi posti, il suolo diventa anche esterile.
-fonte di diversità
Alla stessa volta che si
deforesta molti specie animali e vegetali spariscono e così il suo ruolo
nell’evoluzione biologica.
Le foreste sono fonti
importanti di diversità genetica che contribuisce all’agricoltura, ed è la fonte
principale di sostanze medicinali.
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